Pillole Filateliche

Combattere i parassiti della carta

Con la premessa che il presente lavoro, frutto di varie esperienze riportate sul nostro Forum, è ben lungi dall’esser completo e da rappresentare un trattato specialistico, e che dunque può ben essere integrato da nuovi e sempre graditi contributi, andiamo dunque ad esaminare quale minaccia per l’integrità delle nostre collezioni di francobolli, lettere e materiale filatelico in genere può venire dai cosiddetti parassiti della carta.

Il compianto Giovanni Riggi di Numana, nella sua rubrica "Il Lessico Filatelico Italiano" edita su "Il Postalista" ( http://www.ilpostalista.it ) scriveva testualmente:
“PARASSITA – Sostantivo - E' un organismo vivente animale o vegetale che vive a spese di un altro individuo, nella maggior parte dei casi di un'altra specie o di manufatti. Molte muffe ed alcuni piccoli insetti sono i parassiti dei francobolli e delle collezioni filateliche, più genericamente della carta, in quanto si alimentano di cellulosa e di gomma. I parassiti più frequenti dei francobolli sono le muffe e la ruggine, ma termiti, tarme, pesciolini d'argento e simili sono i parassiti che procurano i maggiori danni alla carta e alle collezioni poco areate o conservate in ambienti poco favorevoli. Gli animaletti si eliminano immettendo negli armadi di conservazione dei blandi antiparassitari (vedi timolo) e le muffe si riducono areandole, spolverandole o esponendole brevemente alla luce.”
Mentre di muffe in genere si parla più specificamente nell’apposito speciale a cura del nostro Lucas, occupiamoci qui del pericolo costituito da alcuni piccoli insetti parassiti, cosiddetti Collemboli Symphypleona o semplicemente Collemboli, appartenenti alla famiglia degli apterigoti. Sono gli insetti più primitivi (alcuni studiosi li ritengono appartenenti ad un altro ordine) e sono diffusissimi sulla terra negli ambienti umidi (grotte, acquitrini, humus ed ovviamente nelle cantine); formano delle colonie numerose e si nutrono di tutto: polline, altri microrganismi e naturalmente, per restringere il campo a quanto di nostro interesse, anche della carta e della colla dei francobolli. Gli individui adulti sono millimetrici ma da giovani sono molto più piccoli (nell’ordine dei decimi di millimetro), quasi sferici e diafani. Sono mobilissimi perche posseggono un organo atto al salto. Sopravvivono solo in ambiente umido (pena il disseccamento), al buio e ad una temperatura inferiore ai 55°C.
Il timolo consigliato da Giovanni Riggi di Numana è eccellente nella prevenzione di possibile muffe, e può essere usato efficacemente anche per altri documenti cartacei: si tratta di cristalli, grandi più o meno come confetti, che sublimano a temperatura ambiente molto lentamente. E’ consigliabile porre un cristallo di timolo dentro un barattolino di vetro scoperto (anche una saliera può andar bene), a sua volta posto nell'armadietto dove conserviamo i nostri documenti. Come detto, siamo in una fase di prevenzione, ma se le muffe si sono già formate il timolo è inefficace, anche se può impedirne il diffondersi. In questo caso sono necessari trattamenti più energici, per i quali si rimanda allo speciale dedicato proprio ai sistemi di eliminazione delle muffe.
Da esperienze riportate sul nostro Forum, prodotti naturali che hanno dato buoni risultati nel tenere lontani eventuali parassiti sono:

alloro (Laurus nobilis):
tenere alcune foglie di alloro (quello tipico che si usa anche in cucina), anche spezzettate, nell’armadio, nei cassetti, o anche tra i raccoglitori; sostituire le vecchie foglie con altre nuove ogni 6 mesi circa;

lavanda (Lavanda angustifolia):
racchiudere le infiorescenze della lavanda in una reticella da posizionare vicino ai raccoglitori da proteggere; sostituire le vecchie infiorescenze con altre nuove ogni 6 mesi circa;

ginkgo biloba:
tenere alcune foglie di ginkgo tra i libri ed i documenti da proteggere, sostituendole ogni 6 mesi circa; a proposito di questa pianta, ecco un approfondimento tratto dal website http://www.erboristeriaedaltro.com:
“GINKGO BILOBA L.
Famiglia delle Ginkgoaceae genere e specie Ginkgo Biloba.
Pianta originaria della Cina.
Parti impiegate, le foglie.
Il Ginkgo è l’albero più antico sulla terra. E’ un’erba curativa, ha effetti benefici sulle malattie legate alla senilità, Biloba indica bilobato, perché le due foglie staccate sono unite tra di loro da una lamella, le due foglie tendono a separarsi anche se sono indissolubilmente legate, e simboleggiano il principio dello Yin e dello Yang, del Maschile e del Femminile, del principio secondo il quale la realtà è regolata dagli opposti. E per questo si attribuiscono alla pianta virtù magiche e curative. La pianta è usata da millenni in Cina.
Le foglie del Ginkgo si infilano tra le pagine dei libri per tenere lontano i parassiti della carta. E’ un albero millenario, robusto, che resiste all’inquinamento.
I semi di Gingko sono molto apprezzati, una volta tostati si chiamano pa-kewo e sono molto nutrienti, 67% di amido, 15% di albumina, 3% di grassi 15 di fibre.”

Occorre invece prestare molta attenzione a non usare gas od effluvi i quali possono seriamente nuocere ai francobolli ed agli inchiostri usati per la stampa, soprattutto ad alcuni colori come il blu ed i suoi composti (verde, lilla, ecc.).
Sono quindi sconsigliati antiparassitari spray che liberano del gas nell’aria, ma anche le compresse di canfora e la naftalina abitualmente usate contro le tarme, nonché le foglie di tabacco per via della nicotina che contengono.

Nel caso che invece che occorra procedere a disinfestare un ambiente nel quale sia stata già rilevata la presenza di parassiti, un prodotto insetticida il cui uso e la cui efficacia sono stati testati e ben descritti sul nostro Forum è il Biokill.
Si tratta di un insetticida di uso domestico, particolarmente efficace contro le infestazioni da acari, insetti simili e parassiti della carta per i quali risulta letale. E’ inodore, innocuo per l’uomo ed anche ecologico perché non contiene gas (è a spruzzo meccanico).
Prima dell’uso è consigliabile togliere i classificatori dall’armadietto o dagli scaffali, dopodiché spruzzare il prodotto sul legno (una dose anche blanda è sufficiente) e richiudere gli sportelli dell’armadietto se presenti. Attendere almeno due giorni prima di riporre nuovamente i classificatori.
E’ naturalmente consigliabile effettuare dei successivi controlli con cadenza periodica, per verificare la residua presenza di parassiti, e comunque ripetere l’operazione dopo circa sei mesi dalla prima disinfestazione, eventualmente abbinando il Biokill anche ad altro prodotto antimuffa specifico (se ne trovano diversi in commercio).
Maggiori informazioni sono reperibili sul sito web della casa produttrice: http://www.biokill.it.

 

Un altro temibile nemico per le nostre raccolte è il “Lepisma Saccharina”, più comunemente conosciuto come pesciolino d’argento (vedi immagini tratte da wikipedia).

Il pesciolino d'argento (nome che nome deriva dalla sua forma che somiglia vagamente ad un piccolo pesce piatto) è una specie sinantropa, cioè vivente nelle abitazioni, e sicuramente ognuno di noi almeno una volta nella vita ha avuto a che fare con questo piccolo, sgusciante e velocissimo insetto. Questa specie sopravvive sul nostro pianeta da più di 300 milioni di anni. Il pesciolino d'argento è dotato di due antenne molto sensibili, e di tre cerchi anch'essi strumenti tattili molto efficienti. Il colore, che resta comunque "metallico", cambia secondo il momento della mutazione della pelle (in realtà sono minuscole scaglie che perdono e rinnovano), e può variare da nero o scuro a bianco con riflessi argentei. La sua lunghezza varia da circa 4,5 mm fino a 1,2 cm. Di giorno predilige gli ambienti freschi umidi e oscuri delle abitazioni, trovando rifugio soprattutto nelle fessure e rotture dell’intonaco. Di notte invece, talvolta da solo, altre in compagnia di suoi simili, esce dal suo nascondiglio per girovagare in cerca di cibo, e come ben spiegato su wikipedia ( http://it.wikipedia.org/ ):
“il cibo preferito del pesciolino d'argento sono le sostanze che contengono amido o polisaccaridi come la destrina usata negli adesivi: l'insetto ama quindi la colla, le legature dei libri, le foto, i francobolli, lo zucchero, i capelli, la forfora e la polvere. Non disdegna neppure cotone, lino, seta, insetti morti o persino la sua stessa exuvia (la pelle persa nella muta). In caso non trovi altro cibo, il pesciolino d'argento può arrivare a rovinare capi in pelle (cinture, scarpe) o indumenti in fibra sintetica. Tuttavia, può restare senza cibo per mesi senza soffrirne.”

E’ evidente che il francobollo con la sua colla, specialmente se costituita da polisaccaridi, come la destrina e l'amido, è sicuramente un bocconcino più prelibato della cartaccia.

Per una disinfestazione ecologica il consiglio dato è di lasciare nei pressi della tana degli insetti, nelle ore notturne, una patata grattugiata. La mattina dopo la patata può essere gettata via insieme ai pesciolini che vi saranno rimasti.

[ Contributo del Forum di F&F.
Adattamento ed elaborazione: Luca Boldrini ]

 
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