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Rarità vs. Qualità: l'eterno dilemma

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giuspan
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Re: Rarità vs. Qualità, l'eterno dilemma

Messaggio da giuspan » 4 agosto 2015, 11:35

Ci sono cose che mi sfuggono.

Mi sfuggono tutte le analogie sistematiche - alla fine forzate e ingannatrici - tra la filatelia e altri ambiti, siano essi Veneri di Milo, mogli, pupattole, alberghi o altro (il "è come se ..." sarà pure una bella cravatta, ma a stringerla troppo diventa un nodo scorsoio ... )

Mi sfugge il passaggio dove ho detto che i francobolli di normale prima scelta o di seconda scelta non sono collezionabili, o che tutti i francobolli vadano tagliati (anzi, mi sembra di aver detto l'esatto contrario: che "il taglio" è operazione delicatissima, perchè irreversibile, che richiede le più grandi doti di accortezza e sensibilità).

Mi sfugge il passaggio dove ho detto che tutti i collezionisti spendono le stesse cifre: sarà sempre possibile esibire un collezionista che spende 1 e un altro che spenda 100, ma nei grandi numeri, nella massa, nella moltitudine, è ragionevole immaginare che le spese per francobolli siano, per la maggioranza, non per tutti, dello stesso ordine di grandezza (e chiarivo pure: 20 e 10 sono l'uno il doppio dell'altro, ma restano numeri dello stesso ordine), per cui la figura del collezionista ricco e annoiato intento a ricercare la perfezione non è propriamente veritiera.

Mi sfugge quel senso di fastidio che traspare ogni volta che si ricorda che i francobolli - tutti i francobolli - hanno un prezzo, un mercato, un commercio, che indirettamente ne segnala la "desiderabilità", come se ciò togliesse un quarto di sangue blu alla propria raccolta.

Mi sfugge il perchè chi è disposto a pagare un rosa lilla scuro 30 volte di più di un rosa lilla (magari senza neppure poterli distinguere a occhio nudo) è uno studioso raffinato, cultore della materia, mentre chi è disposto a pagare 3 volte il catalogo per il più bell'esemplare esistente è un allocco che si è fatto abbindolare dalla pubblicità.

Mi sfugge l'esasperazione data alla fase di studio, che, pur fondamentale, è talvolta talmente enfatizzata, sino ad annichilire lo stesso atto collezionistico, per cui sembra che lo scopo ultimo sia studiare e non collezionare, che non sia lo studio a essere funzionale alla collezione ma viceversa, che lo studio sia la parte solida della faccenda e la collezione la sua ancella, se non proprio la cortigiana.

Mi sfugge la "facilità" e la "supeficialità" nell'inseguire la perfezione, perchè quanto meno bisogna aver visto centinaia di cataloghi per rendersi conto di cosa esiste al mondo e bisogna aver fatto dei ragionamenti sul perchè certe cose sono prezzate in un modo e altre in modo diverso, cosa ha di più un francobollo e cosa ha di meno un altro, e troppo ce ne sono di cose da comprendere: come dice Bernocchi, "ci vuole tempo a capire ..."

E vengo all'ultimo punto, il più clamoroso.
AntoDB ha scritto:Quando si affronta la composizione di una raccolta specialistica ... ci si riappropria del valore delle cose e non del costo.
E qui mi sfugge tutto, ma tutto davvero.

Perchè nessun tipo di collezionista - ma proprio nessuno - "si riappropria del valore delle cose e non del costo" come chi fa della qualità il proprio totem. Nessun collezionista, come chi insegue la perfezione, impara a dare alle cose un valore e non un prezzo. Perchè nessuno, come lui, è sottoposto alla più rigida delle discipline: quella del tempo, dell'attesa, della pazienza e al limite della rinuncia, se non può avere ciò che desidera.

Non c'è studio, non c'è approfondimento, non c'è dettaglio, non c'è deduzione logica che possano dare a un oggetto quell'aura di santità conferitagli dal tempo dedicato ad aspettarlo, sapendo razionalmente che potrebbe anche non arrivare mai, senza che ciò scalfisca la fede nel suo arrivo. Tutta la scienza filatelica non vale un solo giorno di attesa, se lo scopo è "riappropriarsi del valore delle cose e non del costo".

E non è filosofia.
Sono cose pratiche.
Perchè solo chi insegue la perfezione, una volta raggiunta, può mantenere spontaneamente una faccia del tutto inespressiva e annoiata davanti alla possibilità concreta di realizzare profitti del 300%.
Quanti studiosi, quanti accademici, quanti specialisti, quanti cultori possono dire in tutta onestà di saper fare altrettanto?

Ci sono cose che mi sfuggono. Ma deve essere un problema mio.

Ciao:

Giuseppe
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Alcuni francobolli sono di una bellezza inaudita.
Poi riacquisti lucidità, ti avvicini, guardi meglio e ... niente.
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francesco luraschi
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Re: Rarità vs. Qualità, l'eterno dilemma

Messaggio da francesco luraschi » 4 agosto 2015, 12:34

Giuseppe,

ti sfugge anche il particolare che i maggiori studiosi di storia postale (e io non lo sono), intesa non solo come studio delle tariffe, non sono collezionisti. Il numero 1 della storia postale italiana non lo è del tutto ma ti assicuro che è inavvicinabile a livello di conoscenze. Io pure che sono collezionista di LV molto blando penso di sapere qualcosa in questo settore semplicemente leggendo e guardando i pezzi.

E pur vero che il collezionismo con la sua opera di preservazione del materiale d'epoca costituisce un supporto basilare per lo studio che altrimenti risulterebbe troppo astratto. Un campo supporta l'altro e nessuno dei due può fare a meno dell'altro.

Certamente le logiche mercantili hanno provocato una distorsione della realtà storica con credenze che poi si sono rivelate infondate o non provate scientificamente.

Mi lasciano perplessi pezzi rarissimi in perfetto stato di conservazione, un binomio molto improbabile vista la qualità media dei pezzi per esempio degli ASI. Possibile qualche operazione di chirurgia estetica?

La qualità paga? Se lo dice Massimo Bernocchi deve essere vero. Magari per gli ASI perché per esempio al momento di vendere la qualità torinese di Regno e Repubblica la faccenda si complica. Comunque i pezzi di alta qualità vengono venduti e comperati al dettaglio oltre il prezzo di catalogo: ritengo difficile l'affarone "compro a 50 e vendo a 300" soprattutto oggi che è diminuito il rapporto commerciante-collezionista e i pezzi sono sotto gli occhi di tutti.

Infine: uno di questi tre pezzi, One cent di Guyana, lettera di Mauritius, Inverted Jenny (non ricordo quale) pur essendo stato venduto a cifre assolute esorbitanti ha spuntato realizzi inferiori alle attese.

Rimango un sostenitore della qualità media, ** e centratura normale per Regno e Repubblica, per la Provvisoria di Vaticano ho dovuto deviare "per manifesta inferiorità" sul tipo * e per gli ASI solo lettere con tutti i conseguenti limiti del caso. I francobolli esemplicativi postati da Pino preferisco lasciarli ad altri in attesa, magari infinita, di occasioni migliori.

Ciao: Francesco
I nostri articoli:

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Cliccare su authors per leggerli tutti facendo scorrere la pagina verso il basso oppure iscriversi al sito http://www.academia.edu per scaricare il PDF.

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AntoDB
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Re: Rarità vs. Qualità, l'eterno dilemma

Messaggio da AntoDB » 4 agosto 2015, 12:50

cirneco giuseppe ha scritto:
Fosse per me , un francobollo coi margini enormi o peggio coi connotati del poveretto evirato a fianco, lo toserei per giustizia e perché oltretutto brutto anche a guardarsi :-)) basterebbe e avanzerebbe una decente qualità per far spazio a più rarità nel proprio album.
Ma che crudeltà!
ma perché tagliare, tosare, rifilare, accorciare, allungare, sostituire, spostare, perché?
E' come voler mettere delle protesi alla Venere di Milo.

questo, corto da un lato ma enorme dall'altro, per me, è un pezzo bellissimo così com'è.
E' giunto, così, a noi dopo 150 anni e non vedo perché non debba continuare a restare immutato per altri 150 anni.
1quattrino.jpg

lungi da me, era, per assurdo, un discorso per voler dimostrare ben altro di quel che penso.
La donna perfetta non fa per me , anzi, certi difetti si imparano ad apprezzare col tempo diventando punti di forza.

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Tergesteo
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Re: Rarità vs. Qualità, l'eterno dilemma

Messaggio da Tergesteo » 5 agosto 2015, 19:44

Nel topic si era parlato dell'origine triestina di Renato Mondolfo.

Ecco le foto della casa Liberty di via Rossetti, 27 dove scrisse parecchi certificati prima di spostarsi a Roma:
IMG_1047.JPG
IMG_1046.JPG
IMG_1048.jpg
MondolfoRenatoC1955.JPG
Ciao: Ciao:

Benjamin
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giuspan
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Re: Rarità vs. Qualità, l'eterno dilemma

Messaggio da giuspan » 7 agosto 2015, 10:55

A voi, una "rarità".
222924e2ba14dba0d573822c1013154276654694.jpg
Questa "prima donna" viene avvistata su un catalogo d'asta Bolaffi di metà anni '90. "Per l'intenditore e lo specialista", si dice nella descrizione. Mica per tutti. Valore di catalogo 250 milioni di lire, base d'asta 32 milioni. INVENDUTO.

Ma siccome tanto-peggio-tanto-meglio, eccola ricomparire a breve distanza, in una successiva tornata di vendita, sempre da Bolaffi, sempre con base 32 milioni, ma col marchio scarlatto "LOTTO A SCENDERE", della serie "vi prego ... accattatavillo". E se lo accattano. A 19 milioni, commissioni incluse (il che vuol dire, al netto della provvigioni, un ribasso del 50%).

Scompare per un po', per rifarsi viva qualche anno fa, da Corinphila. "Rarità eccezionale ed unico esemplare noto di questa tinta usato su giornale". Base d'asta 35.000 franchi svizzeri. INVENDUTO (... e che ti credevi, che i collezionisti di oggi son più "fregnoni" di quelli di ieri?).

Niente di grave. E' il destino di tante "rarità".

Frontespizio con affrancatura mista 50 grana del Regno di Napoli con un 5 grana della Province, con la non comume impronta "ANNULLATO" non inquadrato in cartella. "Per l'amatore e lo specialista". Base d'asta, un paio di milioni di lire. INVENDUTO.

Frammento, di forma irregolare, con una trivalore del Regno di Napoli - coppia del 50 grana, più un 20 grana, più un 10 grana - e un 2 grana delle Province, impreziositi dall'annullo a svolazzo. "Per l'intenditore e lo specialista". Base d'asta, un paio di milioni di lire. INVENDUTO.

Coppia dell'1 grano delle Province Napoletane con entrambe le effigi capovolte. Tre soli esemplari noti. INVENDUTO.

E la lista potrebbe proseguire.
INVENDUTO, INVENDUTO, INVENDUTO ... perchè?
Perchè queste "rarità" versano in condizioni qualitative mediocri, talvolta pessime, ma sempre rarità rimangono, per carità, ci mancherebbe altro, non sia mai che si dica il contrario.

Quindi, dopo la categoria logica delle "rarità desiderate che costano molto", ben percepibili dal senso comune, e dopo la categoria delle "rarità che costano poco, anzi pochissimo", peculiare della filatelia, ecco arrivare le "rarità che nessuno vuole", ma sempre rarità sono, ci mancherebbe, anche se INVENDUTO rimane pur sempre la peggiore offesa che possa rivolgersi a un francobollo in asta. Ci si potrebbe fare un volume. "Rarities Unwanted. One Hundred Years of Unsold Lots". Imperdibile.

Con la qualità, chissà com'è, questo non accade mai.
Quando esce un francobollo di qualità, specie se "storico" o munito di "pedegree", arrivano a branchi, a stormi, a fiumi.
Un francobollo di qualità non va mai invenduto, mai, comune o raro che sia.
Perchè?
La risposta è nelle parole di chiusura dell'articolo di Maurizio Piumatti sul numero 3 di "Best Bid", il magazine di Bolaffi, che sarà pure una "view" di parte, commerciale, e tutto quel che vi pare, ma per me fotografa perfettamente la situazione reale, pratica, concreta.

" ... una moneta rara, un francobollo di straordinaria qualità, un incunabolo ritrovato, il vino appartenuto a una cantina celebre, gli arredi provenienti da una dimora illustre, uno scatto fotografico d’autore troveranno sempre un appassionato disposto a credere nel loro valore economico, storico e culturale"

Quindi, per riepilogare ...
... se parliamo di monete, il loro valore economico, storico e culturale è nella rarità;
... se parliamo di incunanboli, il loro valore economico, storico e culturale è nel semplice ritrovamento;
... se parliamo di vini, il loro valore economico, storico e culturale è nella celebrità della cantina di appartenenza;
... se parliamo di arredi, il loro valore economico, storico e culturale è nella fama della dimora di provenienza;
... se parliamo di foto, il loro valore economico, storico e culturale è nell'inventiva dell'autore.

E se parliamo di francobolli?

Oh, se parliamo di francobolli, il loro valore economico, storico e culturale è nella ... straordinaria qualità.

Ciao:

Giuseppe
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AntoDB
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Re: Rarità vs. Qualità, l'eterno dilemma

Messaggio da AntoDB » 7 agosto 2015, 13:18

beh c'è da distinguere tra rarità assoluta e rarità d'uso .
Un francobollo esistente in pochissimi pezzi, a prescindere dalle condizioni, vende sempre perché ci si può speculare.
Una rarità d'uso più che per speculatori e/o collezionisti da budget illimitati restringe il campo agli specialisti che quel francobollo lo terranno forse per sempre e che, oltre ad esser collezionisti(volendo anche meno 'esteti'), sono molto più studiosi, pazienti e dalle disponibilità finanziare più limitate .
E comunque siccome il mercato oggi più che mai (ne parlavo oggi con mio cugino che ha venduto un Fontana da 950.000 in Italia a degli inglesi) è indirizzato al lusso tout court si vende più la qualità perché mantiene valore, sotto i 100000 fai molta fatica e ti chiedono pure di rateizzarlo all'infinito perché oramai si fanno prima i conti in tasta al negoziante.
così come in qualsiasi altro campo.
Non so quanto quella rarità d'uso possa valere eccessivamente di più se versasse in in condizioni migliori, credo che già il fatto d'esser unica la rende più o meno appetibile ma non oltre.
Sicuramente per la maggior parte meglio investire in ottime crocette, 3 lire ecc.
E anche lì ne stanno saltando fuori di nuove, figurarsi per una varietà d'uso unica che se per caso un domani saltasse fuori la compagna, da perdere il primato, il valore si dimezzerebbe o peggio.
Lo specialista vive di queste cose, soprattutto della scoperta , ancor prima dell'acquisizione forse alla ricerca della prossima unicità e non di ciò che è stato già trovato da qualcun altro e gira nei cataloghi da decenni.
Di per certo so che i francobolli più rari al mondo versano in brutte condizioni ma sono sempre ben venduti, ma quest'argomento è stato già sviscerato sino ala nausea.

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Antonio Bove
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Re: Rarità vs. Qualità, l'eterno dilemma

Messaggio da Antonio Bove » 7 agosto 2015, 21:19

... ma la mia logica rimane sempre la stessa!
NON SI BUTTA VIA NULLA!
Chi non è daccordo mi perdoni ma se il bel francobollo di Sicilia su giornale qualcuno lo volesse buttar via perché difettoso... eccomi pronto per la raccolta differenziata...
Buttate pure qui i francobolli difettosi, anche di un paio di secoli fa... non fa nulla... vanno tutti bene!
Antonio
Raccolgo tutti i francobolli che reperisco ma le mia preferenza va a quelli della IV emissione di Sardegna e quelli del Regno d'Italia.
Ero già iscritto al vecchio forum ma non ricordo in che data.
Ho deciso di iniziare una raccolta a tema... GATTI

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giuspan
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Re: Rarità vs. Qualità, l'eterno dilemma

Messaggio da giuspan » 8 agosto 2015, 9:54

tahiti-48 ha scritto:... ma la mia logica rimane sempre la stessa!
NON SI BUTTA VIA NULLA!
Chi non è daccordo mi perdoni ma se il bel francobollo di Sicilia su giornale qualcuno lo volesse buttar via perché difettoso... eccomi pronto per la raccolta differenziata...
Buttate pure qui i francobolli difettosi, anche di un paio di secoli fa... non fa nulla... vanno tutti bene!
Antonio
Ciao: Antonio,
qui nessuno, mi sembra, ha mai parlato di buttar via un solo francobollo, raro o comune, di qualità o mediocre.

Qui il discorso è un altro, strettamente legato a quello che ha originato il topic.

Se la qualità non è il tema dominante della propria raccolta, deve per lo meno costituire un vincolo forte per la collezione.

Nessun francobollo ha il diritto di sottrarsi a una valutazione qualitativa, nessun francobollo può considerare la qualità un fattore accessorio o marginale, da prendersi in esame al più di sfuggita, quando il pezzo è così difettoso che non si può proprio fare a meno di notarlo.

Nemmeno le rarità hanno questo diritto? No, nemmeno le rarità, come osservava Mondolfo per l'One Cent Magenta (al di là dei retropensieri che potevano stare dietro quella frase).

O, quanto meno, intendiamoci su cosa siano le rarità.

Posso concedere che le 20 rarità di ogni antico stato censite nel Sassone hanno il diritto di dire "me ne frego della qualità".

Tutte le altre, dalla 21° in giù, no.

Tutte le altre devono passare sotto le forche caudine dei parametri qualitativi. E spesso - osservavo portando esempi concreti e penso non banali - ne escono malconce, perchè si rivelano rarità che ...... nessuno vuole (sic!). E, proseguivo, questo non avviene mai con la qualità, che quelle rare volte che esce sul mercato ha lo stesso effetto delle sementi sui piccioni.

Poi, è chiaro, se qualcuno vuole buttare qualcosa, lo dica anche a me, oltre che ad Antonio, ..... che mi ci metto sotto! :-))

Ciao:

g.
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Re: Rarità vs. Qualità, l'eterno dilemma

Messaggio da rogerbarrett » 8 agosto 2015, 12:31

Meglio Sophia Loren o Gina Lollobrigida? :-)) Meglio la qualità o la rarità? :-)

Piuttosto che interrogarsi sui motivi per cui certe cose soggettivamente possan esser migliori per chi le faccia, mi sembra che si possa tranquillamente
convivere con le nostre diversità a patto che questo ci renda felici, ovvero che nel realizzarle/realizzarci si stia bene.
Sinceramente confrontarsi su cosa sia meglio per renderci felici è poco logico, giacchè è così soggettivo che
anche Sophia & Gina sarebbero fuggite via dall'evidente impossibilità di giungere ad una risposta... preferendo -magari!- una bibita fresca.

Eppure questo post continua a rimestare un confronto che non ha fondamento nella logica oggettiva e nella realtà.
Questo è quantomeno cuorioso.. e non comprenderlo m'imbarazza grandemente.
Evidentemente mi sfugge qualcosa: forse qualcuno mi aiuterà a comprendere, perchè -mi scuso, ma verosimilmente- devo non arrivare a capire :OOO: .

A proposito dei dissidi tra ideale e reale nel mio limite di gusto, di conoscenza e forse persino di comprensione mi sovvengo i Bluvertigo (chi? :-) ) che cantano:
"...fanno bene - fanno male: sto bene sto male,
fa bene - fa male, fate male e state bene invece...
sto bene - sto male
".

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Re: Rarità vs. Qualità, l'eterno dilemma

Messaggio da debene » 8 agosto 2015, 12:43

Ciao: Giuseppe,
ho seguito con estremo interesse questo topic e ho fatto bene ad aspettare finchè lo stesso non si sia sviluppato integralmente sviscerando ogni opinione nei più piccoli dettagli. Sono passato da un iniziale scarso convincimento del tuo pensiero ad una quasi totale sintonia, almeno nella teorizzazione di quello che dici.

Perchè direi il falso se dicessi che anche nella mia pratica collezionistica sposo le tue idee. Chissà forse ponderandole in un futuro potrei anche metterle in pratica.

Comunque mi sento di dire che qualità non implica necessariamente portafoglio a fisarmonica.

In sintesi mi ritrovo in questi due grafici qui schizzati velocemente.

:abb:

sergio
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Quando la Filatelia è culturaLink al mio sito : Esculapio Filatelico

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Guarda le mie vendite su Delcampe: nickname "debene".

I miei interessi :
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Re: Rarità vs. Qualità, l'eterno dilemma

Messaggio da francyphil » 8 agosto 2015, 13:25

Implicherebbero che valore di mercato =1/rarità :-)) :-)) .
Francesco
--------------------
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Marcofilia Parma e provincia pre 1946 - Annulli meccanici del Regno e Repubblica - Annulli speciali italiani pre 1946 - Annulli Duplex - Annulli alberghieri italiani - Francobolli-Moneta italiani - Erinnofili antitubercolari del Regno - Annulli meccanici Tedeschi pre 1946 - Tematica Rugby ... e raccolgo quello che mi piace :-))

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n.freschi

Re: Rarità vs. Qualità, l'eterno dilemma

Messaggio da n.freschi » 9 agosto 2015, 13:35

Credo che la fortissima aura soggettiva che caratterizza la Filatelia e i singoli filatelisti non risolverà mai questo sempiterno dubbio.

Da una parte i cultori del pezzo unico o quasi (che, se lo vuoi, lo prendi così com'è, perchè altri non ce ne sono).
Dall'altra gli esteti ricercatori della pulizia e della perfezione, che sublimano il piacere del possedere un pezzo nel tempo atteso per ottenerlo.

Sono due facce della stessa medaglia.

Si è parlato anche del One Cent di Guyana, e anche qui due scuole di pensiero:
- SI', assolutamente, perchè è unico;
- NO, assolutamente, perchè è brutto;

Mi permetto di aggiungere un terzo filone nel quale, magari sono l'unico, mi annovero:
- NO, ma non perchè difettoso o brutto, ma perchè avendoci i soldi sono capaci tutti di comprarselo. Meglio dunque magari battere strade sconosciute e poco praticate.

PS: volendo c'è pure una quarta linea di pensiero... la rivisitazione in chiave filatelica della volpe con l'uva.


Saluti, questi sì, di qualità.

N.

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Re: Rarità vs. Qualità, l'eterno dilemma

Messaggio da giuspan » 26 agosto 2015, 21:48

n.freschi ha scritto:avendoci i soldi sono capaci tutti di comprarselo.
Io direi, piuttosto, che, avendoci i soldi, sono capaci tutti di ........ fare figure di m.......... :-))
Antonello Cerruti ha scritto: Si racconta che un notissimo collezionista, tantissimi anni fa, si sia presentato al dott. Giulio Bolaffi con un assegno da un miliardo di lire per acquistare la famosa busta (unica!!) con l'80 centesimi del G.P. di Parma.
Il dott. Giulio, con la sua innata cortesia e con un dolce sorriso, respinse l'assegno dicendo:" Ingegnere, io non offendo il suo denaro ma lei non offenda i miei francobolli...".
Ciao:

Giuseppe
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filippo ferrario
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Re: Rarità vs. Qualità, l'eterno dilemma

Messaggio da filippo ferrario » 27 agosto 2015, 6:58

Cari amici,

un piccolo parere personale da chi oltre che una vera passione ne ha fatto un lavoro da anni ed investe quotidianamente, credendo profondamente nel mondo filatelico.
Un francobollo e/o una lettera di comune entità, se eccezionale per margini, freschezza e conservazione, può diventare rara o rarissima per il suo stato, certamente con un ottimo plus valore sulle quotazioni.
Ma resterà un top di un francobollo o lettera + o - "comune", con le necessarie e congrue supervalutazioni relative.
Una grandissima rarità, anche se in condizioni non perfette, può invece assurgere al ruolo di unicum o quasi in tutto il panorama filatelico.
Dipende da come si imposta una Collezione, se a fini espositivi, patrimoniali o personali.
Fin da ragazzo, nella mia collezione inserivo ciò che dalle tirature mi risultava raro e di non facile reperimento, solo per il gusto di possedere un qualcosa che non era facile da trovare.
Questo è il mio pensiero, che credo sia condiviso dalle valutazioni delle Grandi Collezioni proposte in gara nei Gran Premi Internazionali.
Poi, sia giusto o sbagliato, il criterio è tutto da discutere...
A mio parere negli anni a venire la rarità prevarrà sempre sulla qualità, rispetto a francobolli, lettere e/affrancature comuni, pur di grande qualità, bellissimi all'occhio, ma intrensicamente relativamente comuni.
Ad oggi la bellezza appaga senz'altro l'occhio, crea rarità dovuta a selezione, ma raccoglie in gara ed in competizione senz'altro meno premi rispetto alla rarità.
Certo economicamente a parità di valori, ad oggi nelle Aste spunta un prezzo maggiore la qualità rispetto alla rarità, ma credo sia ancora un influsso "giuliobolaffiano", per altro tutto italico, ancora ben presente sul mercato... ed il mercato è molto cambiato negli ultimi trent'anni... Altrimenti non si spiegherebbe perchè il nostro migliore Campione espositivo, a livello mondiale, sarebbe a tutt'oggi quel "geniaccio" (per dirla in toscano) di Saverio Imperato che della qualità spesso, potendo si fa beffe, ed in rima, raccoglie premi a bizzeffe...

Un saluto a tutti!

P.S. Che bello poter discutere delle nostre passioni in maniera semi-seria...

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giuspan
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Re: Rarità vs. Qualità, l'eterno dilemma

Messaggio da giuspan » 8 settembre 2015, 14:30

filippo ferrario ha scritto:Dipende da come si imposta una Collezione, se a fini espositivi, patrimoniali o personali.
[...]. Ad oggi la bellezza appaga senz'altro l'occhio, crea rarità dovuta a selezione, ma raccoglie in gara ed in competizione senz'altro meno premi rispetto alla rarità.
Ciao: ,
quanto segnalato è parecchio utile per inquadrare ancora meglio la questione.
Non è solo un fatto di indole o propensioni, ma gioca molto anche la finalità della collezione.
Dire che la mia collezione è privata, personale, non rende bene l'idea.
E' privatissima, privatissimissima.
Al mio album ho accesso io e ... mia figlia di sei anni (qualche volta).
Già il figlio maggiore e mia moglie sono esclusi.
E' un piacere molto intimo e estramemente personale.
L'espozione, la gara, la competizione, il premio non mi darebbero alcuna emozione.
Ne segue tutto il resto.
filippo ferrario ha scritto: ... ad oggi nelle Aste spunta un prezzo maggiore la qualità rispetto alla rarità, ma credo sia ancora un influsso "giuliobolaffiano", per altro tutto italico, ancora ben presente sul mercato... ed il mercato è molto cambiato negli ultimi trent'anni...
Io questo non saprei dirlo, per cui mi limito a prendere atto della considerazione.
Mi sento però di dire - con un gioco di parole - che, a oggi, nelle aste è raro trovare materiale di qualità, ma non lo è trovare "rarità"; e che, nelle trattative private, un certo genere di materiale non si sposta da un album a un altro a meno di certi prezzi; poi, se in futuro più o meno prossimo, non sarà più così, per me andrà benissimo: vorrà dire che risparmierò qualcosa, senza rammaricarmi affatto del denaro speso in passato, giacchè vendere la mia collezione non sarà un problema che riguarderà me, ma chissà chi ...

Ciao:

Giuseppe
Per me la bellezza è un francobollo che dopo un'ora che lo guardi è molto più bello di un'ora prima

Alcuni francobolli sono di una bellezza inaudita.
Poi riacquisti lucidità, ti avvicini, guardi meglio e ... niente.
Sono proprio bellissimi


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fildoc
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Re: Rarità vs. Qualità, l'eterno dilemma

Messaggio da fildoc » 9 settembre 2015, 8:51

i gusti sono gusti ed ognuno fa quello che vuole...
Asserire che il proprio gusto è migliore di quello degli altri è semplicemente arroganza....

In fatto di fascino per esempio , per me, meglio un usato che ha sempre una storia , che un nuovo assolutamente anonimo....

Meglio un francobollo raro che uno bellissimo....

un interspazio di gruppo usato non è affatto comune ed è intrigante....

un francobollo nuovo e marginatissimo sara' sempre un parziale di un foglio intero nuovo...

torniamo allora a fare i fogliaroli?????

il prezzo poi non lo fa il collezionista ma la domanda e offerta...
al massimo il commerciante puo' tenere il francobollo da cui vuole spuntare una cifra importante aspettando il cliente giusto al varco...Zanaria per esempio fa così!
ma se il cliente non si presenerà... il commerciante calera' di prezzo quando sara' costretto a monetizzare!

Una sorta di guerra basata sulla pazienza tra chi offre e chi vende.
non per niente si parla di pescate...
il tutto assomiglia alla filosofia del pescatore....
E' pescatore quello sul peschereccio e quello che va in cava...
ma anche chi pesca alla mosca o insegue da anni un luccio del Po lungo piu' di un metro....
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Re: Rarità vs. Qualità, l'eterno dilemma

Messaggio da giuspan » 9 settembre 2015, 11:54

fildoc ha scritto:Asserire che il proprio gusto è migliore di quello degli altri è semplicemente arroganza....
Io, però, questo non credo di averlo mai detto, nè ho memoria di mie affermanzioni che, pur alla lontana, si possano interpretare in questo modo.
fildoc ha scritto:il prezzo poi non lo fa il collezionista ma la domanda e offerta...
Il mercato - il mercato in generale, non solo quello filatelico - fa il prezzo sotto una precisa condizione: che il materiale trattato sia omogeneo o, come si dice con grande stile, che i beni siano succedanei perfetti.

Un titolo FIAT è indistinguibile da un altro titolo FIAT - entrambi non sono altro che due identiche registrazioni contabili sui libri di una banca, che danno luogo agli stessi diritti - per cui il gioco della domanda e dell'offerta, operante su una moltitudine di titoli FIAT, dispiega i suoi effetti, trovando la sintesi nel prezzo.

Ma esistono due francobolli degli Antichi Stati uguali?
Per me, no; e lo stesso ti dirà chiunque persegua la qualità come principale obiettivo.
Ogni francobollo, a suo modo, nel bene e nel male, è unico.
Come si fa allora a parlare di "mercato", se tutti gli esemplari da 2 crazie sono diversi tra loro?

E' pur vero che la stragrande maggioranza dei 2 crazie si presenteranno in uno stato qualitativo mediocre, o normale, o anche bello, e allora, per motivi di praticità e convenienza, li si raggrupperà nella medesima "classe qualitativa", e si potrà, seppur con una certa approssimazione, parlare di mercato, di domanda, di offerta.

Poi si sale, si inizia a respirare l'aria rarefatta dei 2 crazie "lusso", sino alla cima del più bell'esemplare da 2 crazie.
E qui, la logica di mercato smette di funzionare.
Qui conta solo il desiderio del collezionista di possedere un francobollo che, come dico, "chiude" la pagina dell'album, un francobollo che ti consentirà di non guardare mai più nessun altro francobollo da 2 crazie.
E conta, ovviamente, la capacità (economica) di tradurre il desiderio in realtà, oltre alla volontà del possessore di alienare il pezzo, giacchè, a meno di casi rarissimi, certo materiale non transita per i cataloghi.
La logica di mercato è scomparsa.
E' solo una trattativa privata, con regole sue proprie, la sua dinamica, i suoi rapporti di forza, e tutti i rischi del caso.
Perchè, se pur di averlo, strapago quel 2 crazie, non ho certezza che un domani troverò qualcuno disposto a compiere la mia stessa "follia". Ma ciò è ben presente a chi si avventura su simili sentieri.
fildoc ha scritto: il commerciante puo' tenere il francobollo da cui vuole spuntare una cifra importante aspettando il cliente giusto al varco...Zanaria per esempio fa così!
ma se il cliente non si presenerà... il commerciante calera' di prezzo quando sara' costretto a monetizzare!
Una sorta di guerra basata sulla pazienza tra chi offre e chi vende.
Questo è vero, ma ci sono commercianti e commercianti.

Tu citi, a mo' d'esempio, Zanaria, che a me sembra già un caso molto particolare, perchè, se ben intendo, il figlio Mario, alla lunga, non ha intenzione di proseguire, per cui, forse, l'intera casa sta immaginando una progressiva dismissione dell'attività o quanto meno una radicale trasformazione (è emblematico che l'ultimo catalogo a prezzi netti, con materiale davvero selezionato in termini di qualità - storicamente il fiore all'occhiello di Zanaria - sia datato 2012, e che siano anch'essi entrati nel mercato delle aste). Qui, sì, forse si può sperare sulla guerra di nervi, tra acquirente e venditore.

Ma altri commercianti, con altre prospettive, il loro materiale davvero di qualità lo difendono con le unghie e con i denti, a costo di non venderlo, a volte per anni. La guerra con chiunque non abbia esigenze più o meno pressanti di monetizzare il proprio stock o il proprio album è irrimediabilmente perduta, da chi spera in "pescate" di qualcunque tipo.

Ciao:

Giuseppe
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Re: Rarità vs. Qualità, l'eterno dilemma

Messaggio da giuspan » 9 settembre 2015, 12:00

... ha scritto:
Ma esistono due francobolli degli Antichi Stati uguali?
Per me, no; e lo stesso ti dirà chiunque persegua la qualità come principale obiettivo.
Adesso non ce l'ho sottomano, ma domani posto una pagina della collezione "Seta" - che guardavo proprio ieri - che, secondo me, chiarisce bene questa mia affermazione.

Poi, per quanto ovvio, la mia posizione può essere condivisa o meno, ma ciò non è poi così importante.

Lo scopo, alla fine, non credo sia raccogliere consensi più o meno larghi, ma illustrare e argomentare esaurientemente il proprio punto di vista e venire a conoscenza dei punti di vista altrui; qui, come nel 99.9% dei casi, ognuno rimane della sua idea, senza peraltro che venga meno il piacere della discussione.

Ciao:

g.
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Re: Rarità vs. Qualità, l'eterno dilemma

Messaggio da paolo » 10 settembre 2015, 18:01

fildoc ha scritto:i gusti sono gusti ed ognuno fa quello che vuole... ... ... E' pescatore quello sul peschereccio e quello che va in cava... ma anche chi pesca alla mosca o insegue da anni un luccio del Po lungo piu' di un metro....
concordo pienamente su tutto
Colleziono e ricerco SEMPRE materiale storico-postale, dalle origini al 1945, di SIENA e provincia (soprattutto di SAN QUIRICO d'Orcia) per i miei studi...
SOSTENITORE DEL FORUM per il 2009-2010-2011-2012-2013-2014-2015-2016-2017-2018-2019...

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Re: Rarità vs. Qualità, l'eterno dilemma

Messaggio da giuspan » 10 settembre 2015, 18:14

Questa è la scansione - alla bell'e meglio - della pagina del Catalogo "Seta".

Il lotti sono il 477 e il 478, due 80 cent. del Governo Provvisorio di Toscana, uno accanto all'altro.
Sono entrambi, nel mio giudizio, due francobolli eccezionali, se presi a se stanti;
ma se messi a confronto, a paragone l'uno con l'altro,
non solo non c'è partita, ma non si può nemmeno scendere in campo.

Il 478 è uno splendido cavallo di razza, il 477 un unicorno.
Il 478 è un uomo centenario, il 477 un dio immortale.
Il 478 è il lato del quadrato, il 477 la sua diagonale.

Non esiste nessun coefficiente di proporzianlità tra i due: sono due cose differenti "per natura".

Certo, uno avrà avuto un realizzo X e l'altro uno Y, per cui, in termini bruti di prezzo, esisterà sempre un'equivalenza.

Ma in termini di appagamento, di occhi che si riempiono, di soddisfazione, di emozione, di impossibilità di distogliere lo sguardo,
non potrà mai esserci nessuna metrica capace di raccordarli.

Per chi ha a cuore la qualità, il 477 meriterà sempre un rilancio in più, il 478 no.

Ciao:

Giuseppe
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