Collezione officina di posta borbonica

Forum di discussione sulle emissioni e la storia postale del Regno delle Due Sicilie - Domini al di qua del faro - Napoli
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francesco75
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Re: Collezione officina di posta borbonica

Messaggio da francesco75 »

Buonasera,
Quello che scrivi, Antonello, è ineccepibile, e fa molto riflettere.
Grazie per i tuoi contributi che derivano dalla tua grande esperienza.
Cordiali saluti.
Francesco C.
gp74
Messaggi: 57
Iscritto il: 18 dicembre 2018, 21:11

Re: Collezione officina di posta borbonica

Messaggio da gp74 »

La forza psicologica di una firma peritale - lo annoto giusto per la precisione - è in realtà ben conosciuta a chiunque, dagli attori di lungo corso agli sbarbatelli, se persino io sono arrivato a una conclusione del genere.
gp74 ha scritto: 3 ottobre 2019, 15:29 Bernardo Naddei è uno dei più grandi collezionisti al mondo, giusto? E' pluri-medagliato e pluri-invidiato, giusto? Già. Ed è noto a tutti - ma proprio a tutti, persino me, figurarsi - che nessuno può avvicinarsi a Bernardo Naddei, se non passando per Giorgio Colla, così come è ben noto chi è che regna, oggi, nell'allora Regno di Sardegna. E così son bastate due firme - una Giorgio Colla, l'altra di Alberto Bolaffi, entrambe assenti nell'immagine d'epoca - a demolire secoli di studi, e a far sborsare a Naddei chissà quante centinaia di migliaia di euro.
Il fraintedimento, però, è sempre in agguato.

Questo genere di affermazioni suonano parecchio cattive, se isolate dal discorso generale; diventano invece una semplice controindicazione, se contestualizzate a dovere.

Nessuno di noi, alla domanda "tu che fai nella vita?", risponde: "Io? Io colleziono francobolli!". Tutti noi - quindi - abbiamo bisogno di un punto di riferimento, di un modello, di un'autorità. Ne abbiamo bisogno in realtà ovunque, persino nella nostra professione, dove si possono vantanare la massima specializzazione e le più alte conoscenze e competenze, figurarsi se ne possiamo fare a meno per qualcosa che - alla fine della giostra - è solo uno svago, un divertimento, a cui dedichiamo i ritagli di tempo. Dal dominio dell'autorità non si esce. Libertà non significa non avere padroni, ma essere liberi di scegliersi il padrone - l'autorità - che più ci aggrada.

Autorità, dunque. E cos'è in fondo questo Forum, se non un'autorità? Un collezionista posta un pezzo e tutti gli utenti che lo desiderano danno il loro parere, come sulla collina dell'antica Atene. Il collezionista legge l'opinione di ognuno, la soppesa, la valuta, si fa carico dell'onere di mediare tra pareri divergenti, con la speranza di saperne alla fine un po' più, di aver rischiarato qualche dubbio (o almeno di non averli accresciuti). E' un modo di fare, una scelta, che se vogliamo risponde alla saggezza convenzionale: "don't put all eggs in the same basket". Voglio sentire tutti, voglio ascoltare tutti, e poi deciderò da me come utilizzare questa pluralità di espressioni.

C'è però un'altra via. Metti pure tutte le tua uova nello stesso cestino, e poi sorveglialo con la massima cura. Questa è la mia linea (e di tanti altri collezionisti). Io riconosco una sola Autorità, mi fido di una sola persona, una soltanto, colei che chiamerò "la mia Autorità", a cui ho scelto liberamente di sottomettermi. Chi vuol parlare con me deve farlo attraverso la mia Autorità. Chi vuole vendermi un francobollo deve prima sottoporlo al vaglio della mia Autorità. E se la mia Autorità lo boccia, non ci sarà potenza di argomentazione al mondo che lo potrà riabilitare. E se la mia Autorità lo promuove, non c'è nulla che lo potrà demolire.

Conosco la critica: e se la tua Autorità si sbagliasse? Non ho che da rispondere: è uno dei rischi dell'approccio.

Il riconoscimento di un'Autorità è uno dei processi più misteriosi al mondo; si può tentare di spiegarlo, anche se per sua natura sembra sottrarsi a qualsiasi argomento razionale.

Io non conoscevo neppure l'esistenza di un oggetto chiamato "francobollo", quando la mia Autorità già trafficava da diversi anni in Antichi Stati.

La mia Autorià potrebbe snocciolarmi le centinaia di successi della sua pluridecennale carriera - e alcuni me li ha raccontati -, ma lo diverte di più confidarmi i suoi pochi, limitati insuccessi, i suoi sbagli, i suoi errori, i motivi per cui li commise, e come ne venne fuori, con quell'atteggiamento che - nella mia sensibilità - è caratteristico dei Grandi Uomini, prima ancora che dei professionisti esemplari.

Quando la mia Autorità mi sottopone un francobollo, e io dico "no, grazie", la mia Autorità lo ritira senza fiatar verbo, senza ammorbarmi con quel pistolloto che tutti conosciamo bene: "ma è bellissimo, fantastico, straordinario, un altro così non lo ritroverai mai più, non sai cosa ti stai perdendo ..."; la mia Autorità dice semplicemente: "ho capito", e ha capito davvero, perché dopo il secondo "no, grazie" ha subito inteso quello che mi interessa, e certe cose non me le sottopone più (con gran risparmio di tempo, per me e per lui).

La mia Autorità potrà sbagliarsi, come tutti del resto, ma, a differenza del resto del mondo, quel caso su un milione che dovesse andare male, so per certo che lo risolveremo in una frazione di secondo e col sorriso sulle labbra.

Ma la verità - in quest'epoca in cui va tanto di moda la filosofia orientale - è che tra me e la mia Autorità deve probabilmente esserci un fortissimo legame karmico, dobbiamo esserci sicuramente conosciuti in qualche vita passata, probabilmente anche in più vite.

Giratela come vi pare, ma il punto rimane: dal dominio dell'autorità non si esce, fosse pure, quell'autorità, soltanto una ... smorfia silenziosa.

gp.
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Antonello Cerruti
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Iscritto il: 16 luglio 2007, 12:45

Re: Collezione officina di posta borbonica

Messaggio da Antonello Cerruti »

Ha ragione gp.
Infatti i medici hanno abolito i consulti, in tribunale esistono solo giudizi monocratici, ecc.
Infatti Enzo Diena e i Raybaudi non avevano ciascuno un giorno alla settimana per andare a far controllare le loro perizie a Renato Mondolfo.
Cordiali saluti.
Antonello Cerruti
gp74
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Iscritto il: 18 dicembre 2018, 21:11

Re: Collezione officina di posta borbonica

Messaggio da gp74 »

Carissimo Antonello,
mi spiace, mi spiace davvero, credimi, di non esser intervenuto prima, e di averti così lasciato sufficiente corda da permetterti di impiccarti da solo.
Antonello Cerruti ha scritto: 19 novembre 2019, 9:33 Quando ero il direttore dell'Italphil (oltre quarantacinque anni fa), capitava talora che un notissimo commerciante ci facesse avere per l'asta del materiale diversamente perfetto ma sempre assolutamente pluricertificato.

Il mio imbarazzo era sempre lo stesso e non volevamo comunque perdere il fornitore di tanti bei francobolli.
Con l'indimenticabile Amico Camillo Pescatori, ogni volta ci guardavamo negli occhi, cercando di descrivere al meglio quei pezzi, senza ingannare gli acquirenti e senza indisporre il celeberrimo venditore.

Poi, finalmente, mi venne in mente la "formula magica" e cominciai a descrivere i francobolli senza aggettivazioni ma facendoli seguire da quanto espresso sui certificati che li accompagnavano.
SICILIA - 50 grana usato; dal certificato XXXX "il francobollo è perfetto ed in ottimo stato di conservazione".

Ai clienti che si fidavano ad occhi chiusi di quei periti, quei francobolli andavano bene anche se avevano dei problemi.
Quelli che chiedevano un mio parere, comprendevano con un sorriso la mia smorfia silenziosa.
Questa è esattamente la condotta che, qui sul Forum, viene continuamente denunciata, giudicata e condannata, senza possibilità di appello: coprirsi dietro una certificazione peritale, per smerciare materiale che si sa essere variamente difettoso, confidando nell'ingenuità del collezionista (a cui il pezzo potrà pure andare bene sul momento, perché certificato dal suo perito di fiducia, ma che un giorno scoprirà - soffrendone - per quel che effettivamente è).

Spiace - spiace davvero - venire a sapere che la Italphil, non una casa filatelica come un'altra, ma la casa italiana d'aste filateliche, la casa d'asta per eccellenza, si avvaleva niente meno che dell'alchimia di una "formula magica", che il suo modus operandi, il suo ordinario protocollo di comportamento, contemplasse l'intermediazione di materiale "diversamente perfetto ma assolutamente pluricertificato", riservando una "smorfia silenziosa" soltanto a quei collezionisti - presumo pochi - che chiedevano un parere aggiuntivo, e il tutto per "non perdere il fornitore di tanti bei francobolli".

Questa era la Italphil, la casa italiana d'aste filateliche, per esplicita ammissione di chi, della Italphil, era direttore. Chissà cosa dovevano essere tutte le altre case, allora, e chissà perché, allora, ci sorprendiamo della case d'asta di oggi.

Non dubito, carissimo Antonello, che tu possa dare tutte le spiegazioni e qualificazioni del caso. La prima impressione - brutale, violenta - tuttavia rimane, e è obiettivamente difficile da rimuovere.

Non voglio però passare per il Vittorio Sgarbi della situazione, per quello che si diverte a far polemica a prescindere (anche se - ne converrai - è difficile mettere la tua narrazione in sordina). Guardiamo il lato positivo. Anche tu, per una volta, ci hai voluto confidare un errore di gioventù, uno sbaglio. Lo hai fatto involontariamente, ma lo hai fatto, e questo ti fa onore. Ci conforta sapere, d'altra parte, che avrai sicuramente saputo trarre le tue lezioni da quell'errore. Ci conforta sapere, precisamente, che ormai da tanti, tantissimi anni, vendi solo ed esclusivamente francobolli che ti impegni a descrivere per come effettivamente li giudichi, senza cercare sponde compiacenti in certificati peritali più o meno autorevoli, e questa è l'unica cosa ora importante.

Ma questo mio apprezzamento generico sarebbe ben poca cosa, se non vi facessi seguire un'azione pratica, ed è un'azione per me davvero forte, irrituale, anzi innaturale, date le premesse. Ricordi quello splendido 5 grana delle Province Napoletane, su frammento, di cui avevamo iniziato a discutere ormai parecchi anni fa? Lo avevi pure postato qui sul Forum, e qualcuno (non io) aveva storto il muso a causa di un annullo non passante. Santo cielo! Ma cosa si voleva dire? Che il francobollo non era coevo al frammento? Che era stato collocato li bell'apposta, magari per nascondere qualche difetto? E tutto questo - santo cielo! - lo si stava sottintendendo senza mai averlo avuto in mano. Oh, bella! Ma se così fosse stato, se qualcuno avesse sul serio manomesso quel 5 grana, ben difficilmente il francobollo avrebbe potuto continuare a mostrare un rilievo della testina così accentuato. E' un fatto di probabilità, perché anche in filatelia - non lo dico a te, Antonello, ma a chi non lo sa - anche filatelia, signori, si lavora e si giudica con la probabilità, e non con la certezza, e quando le probabilità a favore sembrano surclassare quelle contro, allora si pronuncia la sentenza, proprio come fa un giudice in un tribunale.

Chissà, magari ormai l'avrai venduto. O forse no. Se fosse ancora tuo, io sono disposto a comprarlo. Non ricordo neppure il prezzo che mi avevi detto all'epoca, ma ricordo che lo trovai assolutamente onesto, persino conveniente, guarda un po'. Fai una cosa, sempre che sia ancora nella tua disponibilità, e sempre che tu voglia venderlo. Scrivici sopra un bel certificato dello Studio Peritale Romano. Perché - sarò fatto male - io colleziono sì francobolli, ma continuo anche ad annettere grande valore all'opinione di chi ne sa infinitamente più di me. Non darti pena - sempre nell'eventualità della transazione - nel dettagliarmi il costo del francobollo, della perizia e delle spese postali. Non mi interessa. Mandami solo il totale e l'Iban.

E su "Castrovillari 1 feb 62", e su tutta la discussione che ne è nata, con tutte le sue diramazioni, non trovo conclusione per me migliore delle parole di Gesù Cristo, quando si rese conto che il discorso sulle due spade iniziava a farsi scivoloso, e che gli apostoli probabilmente lo stavano fraintendendo: satis est.
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Antonello Cerruti
Messaggi: 6239
Iscritto il: 16 luglio 2007, 12:45

Re: Collezione officina di posta borbonica

Messaggio da Antonello Cerruti »

Ciao gp74.
Ho letto il lunghissimo messaggio ma non ho compreso dove sia stato il mio errore di quaranta anni fa.
Allora ho descritto in maniera oggettiva alcuni francobolli proposti dal più grande commerciante del tempo e certificati dai maggiori periti dell’epoca.
Io, poco più che ventenne, non potevo certo vantare la loro esperienza ed autorevolezza...
Essermi accorto di un piccolo assottigliamento o di un difetto sfuggito agli altri non mi dava alcun potere di veto.
Una volta che feci notare uno di questi problemi al venditore, mi rispose, più divertito che seccato, che osservandoli con la mia pignoleria, nessun francobollo poteva essere ritenuto perfetto....

Piuttosto è preoccupante che ancora oggi, con i mezzi di cui è possibile disporre alla vigilia del 2020, ci sia tanta (interessata?) trascuratezza nel rilasciare certificati veramente fuorvianti.

Due anni fa, un commerciante milanese mi chiese di verificare i lotti offerti in una grande asta, tutti firmati e recentemente sottoposti a nuove certificazioni.
Il totale degli ordini raggiungeva una donna di sei cifre.

Andai ad esaminare i francobolli e le lettere, già calcolando mentalmente la mia commissione.

Andai a vedere l’asta ma senza nemmeno prendere la paletta: neppure un lotto era in ordine, secondo i miei criteri.

Rigommature, riparazioni, affrancature “migliorate”, ecc.

Devo dire però che molti collezionisti che avevano esaminato i lotti avevano riscontrato i problemi che avevo notato io e la vendita fu un mezzo fallimento.
“Mezzo fallimento” perché diversi lotti - tra i sorrisi in sala - li batte’ lo stesso perito che li aveva certificati, sicuramente per un suo sfortunato cliente.

Cordiali saluti.
Antonello Cerruti
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