Sicilia – Il saggio Porcasi

Sicilia – Il saggio Porcasi

Saggio (non adottato) ad opera di Giuseppe Porcasi raffigurante l’effigie di Ferdinando II, eseguito per testare la macchina Lecoq.

Questi saggi, ad eccezione di uno che è noto con tutti e 4 i bordi bianchi, sono tutti ritagliati lungo il margine superiore, in quanto molto mal centrati.
Infatti la macchina di Lecoq non stampava i francobolli in fogli, ma in strisce.
In realtà, più che di saggio per un francobollo, sarebbe da parlare di una prova di funzionamento della macchina.
Queste macchine (infatti erano due) furono acquistate nel dicembre 1858 a Parigi da Antonino Pampillonia che si era assicurato i favori per una nuova emissione di francobolli di Sicilia dopo gli insuccessi legati alla difficoltosa stampa dei “testoni” di Ferdinando II (che comunque dovevano inderogabilmente uscire il 1° gennaio 1859, e per questo furono considerati sempre dalle autorità francobolli provvisori).
Una delle due macchine, nel viaggio a Napoli, si era anche rotta.
Intanto a guastare i piani subentrò la morte di Francesco II, quindi una nuova emissione doveva tenere conto del nuovo sovrano (in precedenza erano stati contattati vari incisori, fra i quali a Parigi anche Emile Lesaché).
Le cose, come era uso nel Regno delle Due Sicilie, si trascinarono a lungo senza una conclusione e nel frattempo Garibaldi fece a tempo ad arrivare in Sicilia.
Sappiamo che dopo un periodo di “vacatio” di francobolli vennero introdotti quelli di tipo sardo-italiano, ma intanto qualcuno provava a proporre dei francobolli locali con lo stemma sabaudo.
Tra gli altri ci fu un meccanico (Giuseppe Porcasi) che propose di utilizzare le due macchine di Lecoq acquistate dal precedente governo: disse che con poco le poteva rimettere in funzione e l’8 gennaio 1861 venne anche approvato il soggetto della nuova vignetta, lo stemma sabaudo, così come era stato fatto per il governo provvisorio di Toscana.
Mentre l’11 marzo 1861 l’Ispettore Generale delle Poste Italiane, cav. Giuseppe Pagni, inviato in Sicilia con il compito di riordinarne il servizio postale, diede ordine di sospendere «…la stipulazione del contratto per la fabbricazione dei francobolli, in attesa di ulteriori disposizioni», il Porcasi aveva messo in sesto le due macchine (ed anche un’altra macchina, quella che produceva le strisce di carta).
Coscienziosamente ne provò il funzionamento con questa (ed altre) stampe.
In realtà non possiamo parlare di saggi di francobolli, piuttosto di disegni prodotti per dimostrare che le macchine erano tornate funzionanti.
Il primo disegno ad essere impresso fu quello mostrato nell’immagine qui sopra: un rettangolo di colore pieno (vermiglio) con l’impronta di quella che sembra essere una moneta borbonica con l’effigie di Ferdinando II (morto un anno e mezzo prima) con la scritta «FERD. II. D.G. REGNI VTR. SIC. ET HIER. REX».
Poi stampò anche altri due matrici (regolarmente repertoriate da alcuni cataloghi con l’impropria classificazione “Saggi”), il tutto su strisce orizzontali di carta bianca gommata.
Emilio Diena trovò anche la nota spese in data 28 marzo 1861 per questi lavori: «Due matrici in rame, incise per eseguire prove di macchina».
Una piccola notazione: con le macchine di Lecoq furono stampati diversi francobolli del Perù, tra cui il famoso “trencito” Lima-Callao per la corrispondenza da inoltrare via ferrovia.

Ecco, nell’immagine qui sotto, una delle macchine di Lecoq:

Ulteriori notizie nell’articolo di Luigi Sirotti pubblicato su “Il francobollo” n. 12 del 2001 e nel n. 3 di “The Postal Gazzette” anno 2009.

 

Dal Forum di F&F – Aprile 2008 / Aprile 2009
Contributi di karkostas, giandricirneco giuseppe e Alessandro Arseni.
Elaborazione e adattamento: Luca Boldrini.

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