Vendite on line da parte di collezionisti ed eventuale tassazione

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virgilio.terrachini
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Re: Va tassato un collezionista che vende online?

Messaggio da virgilio.terrachini »

rodi ha scritto:
18 aprile 2017, 19:39
Sarei invece molto più attento alla vendita di una collezione corposa in piccoli lotti e per lungo tempo tramite ebay o siti analoghi, la provenienza dei beni dalla propria sfera personale non esclude che possa configurarsi attività imprenditoriale (in sostanza tutti quelli che hanno migliaia di feedback e che dichiarano che stanno disperdendo la loro collezione, debbono stare in campana).

Ciao: Ciao:
Esatto. E' questo il caso a cui mi riferivo.

Ciao: Ciao: Ciao:

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sergio de villagomez
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Re: Va tassato un collezionista che vende online?

Messaggio da sergio de villagomez »

Ringrazio tutti per i tanti interventi, adesso ho maggiore conoscenza della questione ma qualche dubbio continuo ad averlo (è probabile che sia di coccio :-)) ) :
1) mettiamo caso che collezioni da quando ero ventenne, ora cinquantenne ho accumulato parecchio materiale e decido di disfarmene completamente od in parte... cosa faccio? Se metto in vendita a lotti su Ebay/Delcampe/ecc. rischio che possa configurarsi l'attività imprenditoriale, se vendo tramite una casa d'aste tra commissioni ed altro vedrò decurtato di una buona percentuale l'importo complessivo, c'è qualche altro metodo?

2) un'altra cosa che non capisco è che differenza ci sia se io vendo tramite Ebay/Delcampe/ecc. ed arrivo al massimale di commissioni o venduto e quindi si può configurare l'attività imprenditoriale ed il mettere in vendita, magari su diversi operatori, tramite case d'asta: parliamo sempre dello stesso materiale. E non credo che allo Stato interessi sapere che da una parte paghi una commissione del 10/15% e dall'altra del 35/40%.

Questi miei dubbi faranno di certo sorridere chi è del campo ma mi piacerebbe arrivare al dunque.

Ciao: Ciao:
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Oh! Qui io fisserò il mio sempiterno riposo, e scoterò, da questa carne stanca del mondo, il giogo delle avverse stelle (W. Shakespeare - Giulietta e Romeo)

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virgilio.terrachini
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Re: Va tassato un collezionista che vende online?

Messaggio da virgilio.terrachini »

sergio de villagomez ha scritto:
18 aprile 2017, 20:13
Ringrazio tutti per i tanti interventi, adesso ho maggiore conoscenza della questione ma qualche dubbio continuo ad averlo (è probabile che sia di coccio :-)) ) :
1) mettiamo caso che collezioni da quando ero ventenne, ora cinquantenne ho accumulato parecchio materiale e decido di disfarmene completamente od in parte... cosa faccio? Se metto in vendita a lotti su Ebay/Delcampe/ecc. rischio che possa configurarsi l'attività imprenditoriale, se vendo tramite una casa d'aste tra commissioni ed altro vedrò decurtato di una buona percentuale l'importo complessivo, c'è qualche altro metodo?

2) un'altra cosa che non capisco è che differenza ci sia se io vendo tramite Ebay/Delcampe/ecc. ed arrivo al massimale di commissioni o venduto e quindi si può configurare l'attività imprenditoriale ed il mettere in vendita, magari su diversi operatori, tramite case d'asta: parliamo sempre dello stesso materiale. E non credo che allo Stato interessi sapere che da una parte paghi una commissione del 10/15% e dall'altra del 35/40%.

Questi miei dubbi faranno di certo sorridere chi è del campo ma mi piacerebbe arrivare al dunque.

Ciao: Ciao:

Ai miei clienti suggerisco:

Se la collezione da vendere è vasta e te la vuoi vendere da solo su ebay e delcampe perchè ci fai sicuramente di più rispetto ad altri canali (anche se in un tempo maggiore) e non puoi prevedere a priori quanto riuscirai a vendere in ogni singolo anno solare (col rischio di superare le fatidiche soglie di 1000 € di commissioni) apriti la partita IVA e dichiara tutto salvo poi scaricarti tutte le altre spese correlate all'attività (album, cataloghi, libri, commissioni ebay e paypal, cancelleria, periti per le certificazioni, ecc.).

Alla fine il ricavo sarà più contenuto e non risulterà tassato o quasi.

Ma almeno sei in regola e dormi sonni tranquilli !

Naturalmente questo suggerimento va adattato al lavoro che uno già svolge.

Se uno ha già la partita IVA per il suo lavoro principale basta aprire un secondo codice accessorio.

E tutti vissero felici e contenti.....

Ciao: Ciao: Ciao:

italo61
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Re: Va tassato un collezionista che vende online?

Messaggio da italo61 »

italo61 ha scritto:
17 aprile 2017, 15:50
Chi vende i propri francobolli, acquistati negli anni allo scopo di collezionarli, non svolge attività commerciale e non ha niente da pagare nè da dichiarare al fisco.


Se un collezionista decide di vendere i propri francobolli non svolge attività commerciale, sia che le venda in blocco che a piccoli lotti.

Il punto è che vende dei francobolli che aveva acquistato, magari decenni prima, allo scopo di collezionarli, non allo scopo di rivenderli.

Quindi non vedo nessun problema nell'utilizzare ebay o delcampe anche per la vendita di migliaia di lotti.

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rodi
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Re: Va tassato un collezionista che vende online?

Messaggio da rodi »

italo61 ha scritto:
18 aprile 2017, 21:48
italo61 ha scritto:
17 aprile 2017, 15:50
Chi vende i propri francobolli, acquistati negli anni allo scopo di collezionarli, non svolge attività commerciale e non ha niente da pagare nè da dichiarare al fisco.


Se un collezionista decide di vendere i propri francobolli non svolge attività commerciale, sia che le venda in blocco che a piccoli lotti.

Il punto è che vende dei francobolli che aveva acquistato, magari decenni prima, allo scopo di collezionarli, non allo scopo di rivenderli.

Quindi non vedo nessun problema nell'utilizzare ebay o delcampe anche per la vendita di migliaia di lotti.

L'ho spiegato prima, il fatto che i beni provengano dalla sfera personale non esclude che si possa ricadere nella "professionalità"; è la continuità delle operazioni e l'organizzazione seppur minimale ma sufficiente allo scopo (il commercio).
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Roberto

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virgilio.terrachini
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Re: Va tassato un collezionista che vende online?

Messaggio da virgilio.terrachini »

italo61 ha scritto:
18 aprile 2017, 21:48
italo61 ha scritto:
17 aprile 2017, 15:50
Chi vende i propri francobolli, acquistati negli anni allo scopo di collezionarli, non svolge attività commerciale e non ha niente da pagare nè da dichiarare al fisco.


Se un collezionista decide di vendere i propri francobolli non svolge attività commerciale, sia che le venda in blocco che a piccoli lotti.

Il punto è che vende dei francobolli che aveva acquistato, magari decenni prima, allo scopo di collezionarli, non allo scopo di rivenderli.

Quindi non vedo nessun problema nell'utilizzare ebay o delcampe anche per la vendita di migliaia di lotti.

Non potendo documentare (al 99%) quanto speso 10, 20, 30 anni fa a scopo collezionistico viene TUTTO considerato RICAVO e quindi assoggettato alla fiscalità corrente.

Naturalmente non volumi di poche centinaia di € annui. Parliamo sempre di oltre 1000 € (a detta di ebay).

Se tutto fosse stato pagato con bonifico o con carte di credito (anche in assenza di fatture) sarebbe facilmente dimostrabile l'entità delle spese diluite nel tempo.

In tal caso rientrerebbe come UTILE solo la plusvalenza tra acquisto e vendita.

Ciao: Ciao: Ciao:

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ciollissimo
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Re: Va tassato un collezionista che vende online?

Messaggio da ciollissimo »

dipende quando sono state messe insieme le collezioni...
secondo me, chi ha comprato 10/20 anni fa e rivende oggi, ha minusvalenze, non plusvalenze..

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rodi
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Re: Va tassato un collezionista che vende online?

Messaggio da rodi »

virgilio.terrachini ha scritto:
19 aprile 2017, 7:02
italo61 ha scritto:
18 aprile 2017, 21:48
italo61 ha scritto:
17 aprile 2017, 15:50
Chi vende i propri francobolli, acquistati negli anni allo scopo di collezionarli, non svolge attività commerciale e non ha niente da pagare nè da dichiarare al fisco.


Se un collezionista decide di vendere i propri francobolli non svolge attività commerciale, sia che le venda in blocco che a piccoli lotti.

Il punto è che vende dei francobolli che aveva acquistato, magari decenni prima, allo scopo di collezionarli, non allo scopo di rivenderli.

Quindi non vedo nessun problema nell'utilizzare ebay o delcampe anche per la vendita di migliaia di lotti.

Non potendo documentare (al 99%) quanto speso 10, 20, 30 anni fa a scopo collezionistico viene TUTTO considerato RICAVO e quindi assoggettato alla fiscalità corrente.

Naturalmente non volumi di poche centinaia di € annui. Parliamo sempre di oltre 1000 € (a detta di ebay).

Se tutto fosse stato pagato con bonifico o con carte di credito (anche in assenza di fatture) sarebbe facilmente dimostrabile l'entità delle spese diluite nel tempo.

In tal caso rientrerebbe come UTILE solo la plusvalenza tra acquisto e vendita.

Ciao: Ciao: Ciao:
Scusa Virgilio, ma ciò che scrivi crea solo confusione.
I volumi di vendita non hanno nulla a che vedere con l'eventuale imponibilità del reddito (al limite sono un indicatore della possibilità di essere segnalati da ebay); allo stesso tempo, la presenza di una contabilità dei pagamenti fatti per gli acquisti potrebbe essere una prova a sfavore (un commerciante ne tiene traccia non un collezionista).

Bisogna sempre tener conto che è l'Ade che deve dimostrare che si tratta di attività commerciale, per questo prima ho affermato che a prescindere dalla provenienza dei beni (sfera personale o da terzi) l'attività continuativa da in mano agli accertatori uno strumento dal quale è sostanzialmente impossibile difendersi. Ma nel caso di vendite occasionali o per il tramite di case d'asta, anche di importo rilevante, l'Ade è quasi impossibile che riesca a dimostrare l'attività commerciale.

Come ho già detto le categorie di reddito imponibile sono tassativamente previste nel TUIIRR, se non si rientra in una di queste non si è tassati, ti faccio due esempi:
1) la plusvalenza sulla cessione di immobili posseduti da più di 5 anni o ereditati; la norma del TUIIRR non riporta l'esclusione di queste plusvalenze bensì comprende tra i redditi imponibili quelle derivanti dalla cessione di immobili posseduti da meno di 5 anni.
2) le plusvalenze sui cespiti dei professionisti, che sono tassate dal 2002 a seguito dell'introduzione di una norma specifica. Fino ad allora erano escluse da tassazione perché non rientravano in alcuna delle categorie di reddito.
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Ivano Abbatantuono
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Re: Va tassato un collezionista che vende online?

Messaggio da Ivano Abbatantuono »

Un grazie a Rodi per i chiarimenti :clap: :clap: :clap:
Purtroppo, tra occasionale, professionale, "spirito commerciale" si resta sempre nell'ambito degli "aggettivi", come tali suscettibili sempre di interpretazioni ondivaghe da parte degli interessati, degli organi accertatori e del giudice tributario eventualmente adito.
Certamente sarà buona norma conservarsi traccia degli acquisti e delle vendite, in ogni caso continuo a ritenere (grossomodo) che la maggior parte dei collezionisti che effettua vendite senza carattere di continuità e per "volumi" / importi modesti sia al riparo da rogne, viceversa i "professionals" sarebbe bene si mettessero in regola (pagando le relative tasse!), resta nel mezzo un "limbo" a rischio di accertamento.
Ciao:
Colleziono (soprattutto) Regno d'Italia, nuovo usato e storia postale.
su ebay mi trovi qui : http://www.ebay.it/sch/abba_ivan/m.html ... pg=&_from=
per contatti, scrivimi su : ivantea@alice.it

italo61
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Re: Va tassato un collezionista che vende online?

Messaggio da italo61 »

rodi ha scritto:
18 aprile 2017, 23:24
italo61 ha scritto:
18 aprile 2017, 21:48
italo61 ha scritto:
17 aprile 2017, 15:50
Chi vende i propri francobolli, acquistati negli anni allo scopo di collezionarli, non svolge attività commerciale e non ha niente da pagare nè da dichiarare al fisco.


Se un collezionista decide di vendere i propri francobolli non svolge attività commerciale, sia che le venda in blocco che a piccoli lotti.

Il punto è che vende dei francobolli che aveva acquistato, magari decenni prima, allo scopo di collezionarli, non allo scopo di rivenderli.

Quindi non vedo nessun problema nell'utilizzare ebay o delcampe anche per la vendita di migliaia di lotti.

L'ho spiegato prima, il fatto che i beni provengano dalla sfera personale non esclude che si possa ricadere nella "professionalità"; è la continuità delle operazioni e l'organizzazione seppur minimale ma sufficiente allo scopo (il commercio).
Si ho visto ma non sono d'accordo con te, non è attività commerciale; la "contuinità delle operazioni" non c'entra.

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virgilio.terrachini
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Re: Va tassato un collezionista che vende online?

Messaggio da virgilio.terrachini »

rodi ha scritto:
19 aprile 2017, 7:56
Bisogna sempre tener conto che è l'Ade che deve dimostrare che si tratta di attività commerciale, per questo prima ho affermato che a prescindere dalla provenienza dei beni (sfera personale o da terzi) l'attività continuativa da in mano agli accertatori uno strumento dal quale è sostanzialmente impossibile difendersi. Ma nel caso di vendite occasionali o per il tramite di case d'asta, anche di importo rilevante, l'Ade è quasi impossibile che riesca a dimostrare l'attività commerciale.

Il nocciolo del problema sta proprio qui.

Il funzionario preposto all'accertamento come la penserà ?

Quali criteri utilizzerà per definire continuativa una vendita sul web ?

Per uno può essere ritenuta continuativa l'attività con 12 vendite all'anno cioè grossomodo 1 al mese.

Altro funzionario può ritenere validi altri schemi (più mentali che tecnici).

Continuativa solo sei mesi all'anno ?

Impossibile avere delle certezze in sostanza perchè bisognerebbe stare nella testa del funzionario preposto all'accertamento


Ciao: Ciao: Ciao:

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rodi
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Re: Va tassato un collezionista che vende online?

Messaggio da rodi »

virgilio.terrachini ha scritto:
19 aprile 2017, 9:39
rodi ha scritto:
19 aprile 2017, 7:56
Bisogna sempre tener conto che è l'Ade che deve dimostrare che si tratta di attività commerciale, per questo prima ho affermato che a prescindere dalla provenienza dei beni (sfera personale o da terzi) l'attività continuativa da in mano agli accertatori uno strumento dal quale è sostanzialmente impossibile difendersi. Ma nel caso di vendite occasionali o per il tramite di case d'asta, anche di importo rilevante, l'Ade è quasi impossibile che riesca a dimostrare l'attività commerciale.

Il nocciolo del problema sta proprio qui.

Il funzionario preposto all'accertamento come la penserà ?

Quali criteri utilizzerà per definire continuativa una vendita sul web ?

Per uno può essere ritenuta continuativa l'attività con 12 vendite all'anno cioè grossomodo 1 al mese.

Altro funzionario può ritenere validi altri schemi (più mentali che tecnici).

Continuativa solo sei mesi all'anno ?

Impossibile avere delle certezze in sostanza perchè bisognerebbe stare nella testa del funzionario preposto all'accertamento


Ciao: Ciao: Ciao:
Questo è vero, ma se uno si dovesse adeguare a ciò che pensa il funzionario di turno saremmo tutti finiti :ris: :ris: .

Sono certo che se chiedi a 100 funzionari dell'Ade se la vendita di una collezione in blocco è imponibile, 99 ti risponderanno di si (e l'altro era in ferie), ma fortunatamente l'Ade non fa legge né giurisprudenza e come dimostrato dalla sentenza riportata sopra (quella sui 465mila euro), i giudici tributari spesso la pensano in maniera diversa.

Sono d'accordo che la materia è "scivolosa", ma ciò non vuol dire appiattirsi su posizioni non condivisibili. Senz'altro occorre molta attenzione e possibilmente avvalersi della consulenza di qualcuno che la materia la conosce (che comunque non potrà mai dare certezze al 100%).

Ciao: Ciao:
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Re: Va tassato un collezionista che vende online?

Messaggio da rodi »

italo61 ha scritto:
19 aprile 2017, 9:36
rodi ha scritto:
18 aprile 2017, 23:24
italo61 ha scritto:
18 aprile 2017, 21:48
italo61 ha scritto:
17 aprile 2017, 15:50
Chi vende i propri francobolli, acquistati negli anni allo scopo di collezionarli, non svolge attività commerciale e non ha niente da pagare nè da dichiarare al fisco.


Se un collezionista decide di vendere i propri francobolli non svolge attività commerciale, sia che le venda in blocco che a piccoli lotti.

Il punto è che vende dei francobolli che aveva acquistato, magari decenni prima, allo scopo di collezionarli, non allo scopo di rivenderli.

Quindi non vedo nessun problema nell'utilizzare ebay o delcampe anche per la vendita di migliaia di lotti.

L'ho spiegato prima, il fatto che i beni provengano dalla sfera personale non esclude che si possa ricadere nella "professionalità"; è la continuità delle operazioni e l'organizzazione seppur minimale ma sufficiente allo scopo (il commercio).
Si ho visto ma non sono d'accordo con te, non è attività commerciale; la "contuinità delle operazioni" non c'entra.
Continuità ed organizzazione (quella sufficiente a fare commercio).

Per carità sono sicuro che ne sai più di me, peraltro non sono io quello da convincere bensì l'Ade ed i giudici tributari.

Come gli spieghi che non vendi beni acquistati in nero? Perché se bastassero le parole da domani mi metto a vendere la mia "collezione" di televisori o di vestiti.
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italo61
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Re: Va tassato un collezionista che vende online?

Messaggio da italo61 »

rodi ha scritto:
19 aprile 2017, 18:16
Continuità ed organizzazione (quella sufficiente a fare commercio).

Per carità sono sicuro che ne sai più di me, peraltro non sono io quello da convincere bensì l'Ade ed i giudici tributari.

Come gli spieghi che non vendi beni acquistati in nero? Perché se bastassero le parole da domani mi metto a vendere la mia "collezione" di televisori o di vestiti.

Che c'entra il nero? La vendita dei francobolli della propria collezione tecnicamente si chiama "disinvestimento", non va tassata, non c'è Iva, non c'è niente di irregolare.

Esattamente come che vende la propria casa; mica deve prendere la partita iva ed aprire un'impesa di costruzioni chi vende la propria casa.

Comunque sono consapevole che chi si espone con vendite su ebay, rilevanti per importi o per numero di lotti venduti, deve mettere in conto di subire prima o poi una verifica da parte della Guardia di Finanza. Ma se la Guarda di Finanza riscontrerà che si tratta di un disinvestimento, non di un'attività commerciale, non ci sarà nessuna conseguenza.

Alcuni commercialisti consigliano di aprire la partita IVA, cioè di auto-dichiarare che si tratta di attività commerciale. Ma non credo che sia la strada giusta se effettivamente si tratta di un disinvestimento.

Peraltro voglio sono notare, a chi ha preso la partita IVA, che il giorno che deciderà di chiuderla dovrà autofatturare e pagare l'Iva su tutti i francobolli posseduti e non venduti, col richio poi che il fisco accerti il valore delle rimanenze dichiarato.

Non credo che al pensionato che vende qualche centinaio di lotti all'anno su ebay o delcampe la Guardia di Finanza abbia niente da obbiettare. Naturalmente dipende dalla professionalità degli agenti che eseguono il controllo. Il rischio di dovere divendersi da un contenzioso c'è, ma c'è anche per chi apre la partita Iva.

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Re: Va tassato un collezionista che vende online?

Messaggio da virgilio.terrachini »

italo61 ha scritto:
20 aprile 2017, 14:37

Alcuni commercialisti consigliano di aprire la partita IVA, cioè di auto-dichiarare che si tratta di attività commerciale. Ma non credo che sia la strada giusta se effettivamente si tratta di un disinvestimento.

E' l'unica strada saggia da percorrere

specie se si parla (come indichi tu) di alcune centinaia di lotti all'anno

:shock: :shock: :shock:

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Re: Va tassato un collezionista che vende online?

Messaggio da virgilio.terrachini »

italo61 ha scritto:
20 aprile 2017, 14:37
Peraltro voglio sono notare, a chi ha preso la partita IVA, che il giorno che deciderà di chiuderla dovrà autofatturare e pagare l'Iva su tutti i francobolli posseduti e non venduti, col richio poi che il fisco accerti il valore delle rimanenze dichiarato.

comunque questo articolo spiega quasi tutto

http://www.fiscooggi.it/attualita/artic ... -scontrino

Ciao: Ciao: Ciao:

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Re: Va tassato un collezionista che vende online?

Messaggio da virgilio.terrachini »

RIPORTO IL TESTO COMPLETO


Con la risoluzione n. 73/E del 19 aprile, l’Agenzia delle entrate ha dato risposta a un interpello avanzato da un contribuente esercente l’attività (senza specifica attrezzatura e senza operare all’interno di mercati rionali) di commercio al minuto ambulante di libri vecchi e/o usati, non di antiquariato, di francobolli da collezione e di collezioni di francobolli.

L’istante, adottante ai fini Iva il “regime del margine” in forma forfetaria, di cui al decreto legge 41/1995, chiedeva conferme circa la bontà della sua interpretazione in base alla quale, ex articolo 2 del Dpr 696/1996, sia la cessione di libri usati che quella di singoli francobolli da collezione e di collezioni di francobolli sarebbero esenti dall’obbligo di certificazione.
Infatti, ai sensi della lettera e) del citato articolo 2 del Dpr 696/1996, le cessioni di giornali quotidiani, di periodici, di supporti integrativi e di libri, eccezion fatta per quelli di antiquariato, non sono soggette all’obbligo di emissione di scontrino o ricevuta fiscale; stesso regime agevolativo è previsto, dalla successiva lettera bb) del medesimo articolo, per le cessioni, da parte di venditori ambulanti, di palloncini, piccola oggettistica per bambini, gelati, dolciumi, caldarroste, olive, sementi e affini, non muniti di attrezzature motorizzate, e, per quanto qui più interessa, per le cessioni comunque effettuate da parte di soggetti che esercitano, senza attrezzature, il commercio di beni di modico valore, a eccezione di quelli operanti nei mercati rionali.
A giudizio del contribuente, infatti, i francobolli da lui trattati sarebbero da considerare quali beni di modico valore, e ciò tanto nell’ipotesi di vendita di un singolo francobollo da collezione, quanto in quella di cessione di un’intera collezione dei medesimi, dovendosi, in tale ultimo caso, avere riguardo all’esiguo valore di ciascun francobollo componente la collezione, piuttosto che a quest’ultima considerata nel suo insieme.



La risposta dell’Agenzia
Il decreto legge 41/1995, recependo le indicazioni della direttiva n. 94/5/Ce del 14 febbraio 1994, ha dettato una completa e organica disciplina ai fini Iva del commercio di beni mobili usati, di oggetti d’arte, d’antiquariato e da collezione, introducendo un vero e proprio regime speciale (“regime del margine”), con la finalità di evitare fenomeni di plurima imposizione per quei beni che, dopo la prima uscita dal circuito commerciale, vengono ceduti ad altro soggetto passivo di imposta per la successiva rivendita.
Ai sensi dell’articolo 36, comma 1, del Dl 41/95, l’imposta relativa alla rivendita è commisurata alla differenza (“margine”) tra il prezzo dovuto dal cessionario del bene e quello relativo all’acquisto, aumentato delle spese di riparazione e di quelle accessorie. L’imposta è, quindi, determinata in misura eccentrica rispetto al metodo ordinario di calcolo dell’imposta a debito, di cui al decreto istitutivo dell’Iva.
Inoltre, ai sensi del successivo comma 5 dello stesso articolo 36, la differenza, ovvero il margine, di cui al comma 1 è calcolato, per i soggetti che esercitano il commercio al dettaglio esclusivamente in forma ambulante, in maniera forfetaria. Più nello specifico, per questi ultimi la differenza di cui al comma 1 è stabilita in una misura rispettivamente pari al:
60 per cento del prezzo di vendita, per le cessioni di oggetti d’arte dei quali il prezzo di acquisto manca o è privo di rilevanza, ovvero non è determinabile
50 per cento del prezzo di vendita, per i soggetti che esercitano attività di commercio al dettaglio esclusivamente in forma ambulante (la percentuale è ridotta in ogni caso al 25 per cento se trattasi di prodotti editoriali di antiquariato)
25 per cento del prezzo di vendita per le cessioni di prodotti editoriali diversi da quelli di antiquariato
50 per cento del prezzo di vendita per le cessioni di prodotti editoriali di antiquariato, francobolli da collezione e di collezioni di francobolli, nonché di parti, pezzi di ricambio o componenti derivanti da demolizioni di mezzi di trasporto o di apparecchiature elettromeccaniche.
Nonostante, però, tali peculiari criteri di determinazione dell’imposta dovuta, la disciplina di cui al Dl 41/1995 non prevede, ha precisato l’Agenzia delle entrate, alcuna esenzione particolare dall’obbligo di certificazione delle cessioni effettuate (articolo 38 del Dl 41/1995) e così, per rapportarci al caso di specie, ai contribuenti che determinano la differenza imponibile ai sensi del richiamato articolo 36, comma 5, è fatto obbligo di annotare i corrispettivi delle operazioni effettuate nel registro di cui all’articolo 24 del Dpr 633/1972 e, per quanto concerne gli acquisti dei beni destinati alla rivendita, è fatto obbligo di numerare e conservare la relativa documentazione (articolo 38, comma 3, Dl 41/1995).

Ai sensi, invece, del primo comma del medesimo articolo 38, nella fattura eventualmente emessa dai soggetti che applicano il “regime del margine”, l’ammontare dell’imposta non deve essere indicato separatamente dal corrispettivo complessivo, ma vi deve essere la chiara menzione che si tratta di operazione soggetta, appunto, al particolare regime di cui al Dl 41/1995, così come del resto già sottolineato dall’Agenzia delle entrate con la circolare n. 177 del 1995.

Non previste, dunque, dal Dl 41/1995 particolari esenzioni dall’obbligo di certificazione dei corrispettivi, è l’articolo 2, lettera e), del Dpr 696/1996 (“Regolamento recante norme per la semplificazione degli obblighi di certificazione dei corrispettivi”), che, dettato proprio in tema di operazioni non soggette all’obbligo di certificazione, esonera dall’obbligo di emissione di scontrino o ricevuta fiscale le cessioni di giornali quotidiani, di periodici, di supporti integrativi e di libri, eccezion fatta per quelli di antiquariato.
L’Amministrazione fiscale ha convenuto, quindi, con il contribuente circa il fatto che l’esonero in parola è validamente applicabile "anche quando la cessione ha per oggetto libri usati acquistati da privati, ed è eseguita da venditori ambulanti che applicano il regime del margine, fatta eccezione per i libri di antiquariato".

Risposta diametralmente opposta ha dato, invece, la risoluzione n. 73/2007 relativamente al commercio di francobolli da collezione e di collezioni di francobolli.
Lo scontrino o la ricevuta fiscale devono essere obbligatoriamente rilasciati in ipotesi di vendita al minuto ambulante di singoli francobolli da collezione, nonché in ipotesi di vendita di intere collezioni degli stessi.
Infatti, a giudizio dell’Agenzia delle entrate, che richiama tra l’altro in proposito le considerazioni svolte nella sentenza resa dalla Corte di giustizia delle Comunità europee n. 252 del 1984, a mente della quale sono da considerarsi oggetti da collezione tutti quegli oggetti che possiedono le qualità richieste per far parte di una collezione e che non sono normalmente usati secondo la loro destinazione originaria, i francobolli da collezione e le collezioni di francobolli non possono essere considerati alla stregua di beni di “modico valore” e non rientrano pertanto nella disposizione esentiva di cui alla lettera bb) dell’articolo 2 del Dpr 696/1996.

Discorso diverso va, invece, fatto per i francobolli “normali” o “ordinari”, destinati alla spedizione postale, e che hanno quale loro unico valore il proprio valore facciale. In questo caso, può discorrersi di esiguo valore dell’oggetto e far rientrate i francobolli ordinari nel richiamato esonero dall’emissione di scontrino o ricevuta fiscale.

Concludendo, le cessioni di francobolli da collezione e le cessioni di collezioni di francobolli sottostanno all’obbligo di certificazione e devono essere puntualmente documentate "con emissione di scontrino o ricevuta fiscale ovvero, se richiesta dal cliente, con fattura senza separata esposizione dell'imposta e con l'indicazione che trattasi di beni soggetti al regime del margine di cui al d.l. n. 41 del 1995".



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Re: Va tassato un collezionista che vende online?

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virgilio.terrachini ha scritto:
20 aprile 2017, 15:12
RIPORTO IL TESTO COMPLETO


..........Concludendo, le cessioni di francobolli da collezione e le cessioni di collezioni di francobolli sottostanno all’obbligo di certificazione e devono essere puntualmente documentate "con emissione di scontrino o ricevuta fiscale ovvero, se richiesta dal cliente, con fattura senza separata esposizione dell'imposta e con l'indicazione che trattasi di beni soggetti al regime del margine di cui al d.l. n. 41 del 1995".[/i]


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Questo non c'entra assolutamente nulla con l'argomento di cui stiamo trattando.

L'interpello dal quale scaturisce questa risposta era semplicemente volto a chiarire le modalità di CERTIFICAZIONE dei corrispettivi della vendita di francobolli. Anche se la risposta fosse stata che non c'era bisogno di scontrino o fattura, l'imponibile andava comunque dichiarato sia ai fini iva che imposte sui redditi.

Per fare un esempio, le vendite su cataloghi non richiedono la certificazione del corrispettivo ma ciò non vuol dire che non si debba comunque annotare giornalmente il totale dei corrispettivi di vendita e procedere al versamento dell'iva ed a dichiarare i ricavi ai fini delle imposte sui redditi.

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Re: Va tassato un collezionista che vende online?

Messaggio da rodi »

italo61 ha scritto:
20 aprile 2017, 14:37

Che c'entra il nero? La vendita dei francobolli della propria collezione tecnicamente si chiama "disinvestimento", non va tassata, non c'è Iva, non c'è niente di irregolare.
Forse non sono stato chiaro: se tu non hai tutte le pezze d'appoggio dei francobolli che hai acquistato, in quale maniera l'Ade dovrebbe distinguere la tua posizione da quella di uno che acquista in nero e rivende in nero? Sulla scorta delle tue dichiarazioni? Buona fortuna.

italo61 ha scritto:
20 aprile 2017, 14:37
Esattamente come che vende la propria casa; mica deve prendere la partita iva ed aprire un'impesa di costruzioni chi vende la propria casa.
Ma perché di casa ne vendi una (ed evidentemente non c'è professionalità riguardo l'iva, mentre per le imposte dirette c'è una norma specifica che chiarisce in quale caso c'è imponibilità), se invece di compravendite di appartamenti ne fai 10 l'anno ti trovi nella stessa situazione (a meno che non siano tutti ereditati, ma per gli immobili c'è la conservatoria dove sono tracciati tutti i movimenti.
italo61 ha scritto:
20 aprile 2017, 14:37
Comunque sono consapevole che chi si espone con vendite su ebay, rilevanti per importi o per numero di lotti venduti, deve mettere in conto di subire prima o poi una verifica da parte della Guardia di Finanza. Ma se la Guarda di Finanza riscontrerà che si tratta di un disinvestimento, non di un'attività commerciale, non ci sarà nessuna conseguenza.

Alcuni commercialisti consigliano di aprire la partita IVA, cioè di auto-dichiarare che si tratta di attività commerciale. Ma non credo che sia la strada giusta se effettivamente si tratta di un disinvestimento.

Peraltro voglio sono notare, a chi ha preso la partita IVA, che il giorno che deciderà di chiuderla dovrà autofatturare e pagare l'Iva su tutti i francobolli posseduti e non venduti, col richio poi che il fisco accerti il valore delle rimanenze dichiarato.
Dovrai autofatturare se hai fatto passare tutti i francobolli dalla tua sfera personale a quella commerciale, ma è un comportamento abbastanza stupido, basta farlo volta per volta.


italo61 ha scritto:
20 aprile 2017, 14:37
Non credo che al pensionato che vende qualche centinaio di lotti all'anno su ebay o delcampe la Guardia di Finanza abbia niente da obbiettare. Naturalmente dipende dalla professionalità degli agenti che eseguono il controllo. Il rischio di dovere divendersi da un contenzioso c'è, ma c'è anche per chi apre la partita Iva.
Ti farei leggere qualche verbale di accertamento...
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Re: Va tassato un collezionista che vende online?

Messaggio da virgilio.terrachini »

italo61 ha scritto:
20 aprile 2017, 14:37

Comunque sono consapevole che chi si espone con vendite su ebay, rilevanti per importi o per numero di lotti venduti, deve mettere in conto di subire prima o poi una verifica da parte della Guardia di Finanza. Ma se la Guarda di Finanza riscontrerà che si tratta di un disinvestimento, non di un'attività commerciale, non ci sarà nessuna conseguenza.

Sei tu che dovrai dimostrare il contrario di quanto ti verrà addebitato dall'agenzia delle entrate.

Loro partono da una certezza che tu dovrai smontare punto per punto.

Il lavoro sarà tutto tuo ed in assenza di concretezze e prove inconfutabili loro giungeranno sempre all'ipotesi più sfavorevole per il contribuente.

Intanto ci si impiegheranno anni e migliaia di € in commercialisti ed avvocati con gli oneri e le more che nel frattempo corrono.....

Ciao: Ciao: Ciao:

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