Ed è proprio questo il suo pregio maggiore: nasce da una cultura filatelica che considerava il francobollo non solo un oggetto da collezione, ma anche un manufatto fisico da comprendere nella sua struttura e nelle sue reazioni.
Letto oggi, il libro conserva interesse soprattutto come testimonianza di un modo serio e quasi “laboratoriale” di fare filatelia, molto tipico dell’Europa centrale del secondo dopoguerra.
Resta però un testo da usare con prudenza sul piano pratico, perché alcuni interventi chimici suggeriti dalla manualistica di quell’epoca possono risultare troppo aggressivi secondo i criteri conservativi odierni, specialmente su pezzi di valore, con gomma integra o colori sensibili.
Per questo motivo, più che come guida da seguire alla lettera, lo consiglierei come libro di studio, utile per capire problemi reali come ingiallimenti, macchie grasse, tracce di linguella e alterazioni della carta.
C’è poi un aspetto storico interessante da ricordare: durante il socialismo cecoslovacco l’editoria non era libera come in un mercato aperto, perché le case editrici private furono proibite o nazionalizzate e la produzione libraria rientrava in un sistema statale controllato.
Nello stesso contesto, i libri ufficialmente pubblicati risultavano anche fortemente sovvenzionati, il che aiutava la diffusione di testi specialistici che in un normale mercato commerciale avrebbero avuto tirature più piccole e prezzi meno accessibili.
Nel campo filatelico questo quadro si collega bene al ruolo di POFIS, attivo dal 1950 e inserito nell’apparato statale cecoslovacco, con un monopolio durato fino alla fine degli anni Ottanta.
Questo è un libro piccolo ma intelligente, figlio di una filatelia tecnica e disciplinata, da apprezzare oggi più come documento storico e strumento di studio che come manuale operativo per intervenire su esemplari importanti.
Testo rielaborato da chat gpt.
Libretto interessante per un approcvio Sulla "chimica", carte,gomme, inchiostri dei francobolli