Sono andato a leggermi la “Guida alla consultazione” del Catalogo ASPOT, non per ricercare conferma di quanto ha detto Paolo (che saluto), ma per fare ammenda del mio peccato originale. Figurarsi che ho scoperto, dopo quattro anni che consulto il catalogo, che quattro pagine prima della “Guida introduttiva” viene anche citato – indegnamente – il mio nome tra i collaboratori!
Ho compreso benissimo la giustificazione e motivazione dell’oggetto del nostro disquisire. Anche Vollmeier a pag.168 del suo catalogo riporta qualcosa di simile:
“L’indicazione 4.1851 avverte che il bollo è giunto, nell’uso, fino alla introduzione dei francobolli”, anche se ciò non vuol dire che il suo uso sia proseguito successivamente.
Concordo con quanto dice Paolo riguardo il rischio di dover estendere la catalogazione all’infinito (però, potrebbe essere una buona idea!).
La mia considerazione è però questa. Il catalogo deve svolgere essenzialmente una funzione di consultazione, immediata, rapida, e deve contenere indicazioni semplici e facili da individuare, dal punto visivo e da quello del linguaggio. Osservando gli strumenti moderni che abbiamo a disposizione per le quotidiane consultazioni possiamo notare che viene ricercato costantemente il modo più immediato e semplice per farsi osservare, per catturare l’attenzione e l’interesse. I cosiddetti “emoticons” (faccine) non hanno forse questo scopo?
Forse un semplice segno grafico aggiunto dopo l’indicazione 3.1851 potrebbe rendere il tutto più facilmente intelligibile ed evitare quelle che io paventavo come speculazioni di personaggi di dubbia serietà. Parlare di 600 euro per una lettera cui personalmente non attribuirei neanche un decimo di questa cifra mi sembra che possa ricondurre al mio stesso errore, o più verosimilmente all’intenzione di raggirare il prossimo, che come me ha saltato le note introduttive esplicative.
Proporrei:
3.1851 → La curiosità di capire il significato della freccia (intesa come uso proseguito anche oltre la data discrimine dell’introduzione dei francobolli) indurrebbe a ricercarne il significato nelle note introduttive.
E lascerei:
3.1851 solo per quei bolli che hanno terminato di essere usati nel marzo del 1851, altrimenti non si riesce a cogliere la differenza tra un bollo pensionato nel marzo 1851 ed altro il cui uso sia proseguito anche successivamente.
Per “farmi perdonare” allego la trascrizione di una lettera conservata presso l’Archivio di Stato di Firenze, rinvenuta durante le mie ricerche, riguardante i bolli Sa.Fa.
Alberto Càroli (
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